martedì 3 maggio 2011
Marketing sociale: patrimonio diffuso o proprietà privata?
A fronte di un tema poco chiaro e studiato, vorremmo discutere con voi il seguente caso, chiedendo un suggerimento e un consiglio su come agire. Dopo la definizione di Kotler e Zaltman nel 1971, dopo la diffusione in tutto il mondo, l'elaborazione da parte di professionisti e accademici, la costituzione di network internazionali, l'apertura di corsi nelle università, la presenza in documenti ufficiali, ecc., pensavamo infatti di esserci fatti quantomeno un'idea su cosa fosse il "marketing sociale". E davamo per scontato che, in quanto disciplina, appartenesse al sapere universale. Eppure, "grazie" a una diffida che ci è pervenuta, scopriamo che in Italia viene rivendicata la proprietà esclusiva del marchio, con tutto quello che ciò comporta. Cosa ne pensate?
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9 commenti:
sia il termine marketing che il termine sociale sono nomi comuni e di utilizzo quotidiano.
Inoltre l'insieme: marketing sociale connota un'area di intervento comunemente utilizzata da anni e, nella formazione, una disciplina da tempo connotata con questa definizione.
si tratta quindi di un marchio debole e difficilmente tutelabile e, in quanto tale, mi stupisce sia stato accettato e registrato.
Può considerarsi al limite tentativo di contraffazione solo se utilizzato da società che fa il prrio business nell'ambito specifico e nel territorio specifico del titolare del marchio, ma anche in questo caso con molti dubbi in proposito
Buongiorno Dott. Fattori,
innanzitutto sotto l'aspetto 'tecnico' (formale) penso che una prima discriminante sia individuabile nella data in cui è stata depositata e registrata l'esistenza del sito MKTS, con loghi, nomi e statuto eventuale, rispetto al famigerato prodotto/servizio che ha mosso la diffida.
Da qui in poi nessuno meglio degli uomini di legge possono discriminare la legittimità della diffida o procedere con denuncia per diffamazione e/o danno di immagine.
Sotto l'aspetto sostanziale, invece, la 'questione' adeguatamente descritta nel riassunto dell'articolo si commenta tristemente da sola.
Davide Zannoni
Laureando LS COMPASS - UniBo
Non è mia materia specifica ma se ricordo bene il marchio deve avere carattere distintivo e, in tutta sincerità, non vedo quale carattere distintivo possa avere la dizione "Marketing sociale". Sarebbe come volersi approrpiare di "Lotta di classe" o similari. Personalmente resisterei mettendo in dubbio la capacità distintiva e, se registrato, minaccerei azione di nullità del marchio.
Faccio un intervento non da tecnico ma da appassionato lettore della newsletter e fruitore del sito .net (!) e non .com...mi da più l'impressione di una trovata pubblicitaria per far crescere il numero dei lettori sul suo sito. ma che sta a rosicà il legale markettaro sociale che nessuno se lo fila?
L'originalità del marchio dovrebbe nascere dalla composizione di termini, anche generici, con specifici elementi grafici. Ad esempio MARketing sociALE. Sarebbe in ogni caso un "marchio debole". Inoltre tali elementi grafici non compaiono certo in un indirizzo web.
il domain name non è altro che la versione "leggibile" dell’indirizzo internet secondo il protocollo numerico che identifica informaticamente il sito e non l’impresa né tantomeno il suo marchio non essendo richiesta alcuna capacità distintiva.
In questa direzione si è espresso il tribunale di Bari, secondo il quale "il domain name [è solo] un semplice codice d’accesso ai servizi telematici [con la] funzione di identificare dei gruppi di oggetti e non anche l’entità che utilizza il dominio" trib.BARI, ord 24 luglio 1996, Soc. Teseo c. soc. Teseo Internet Provider.
Parlo da non avvocato, comunque ho a che fare da anni con il web e quindi anche con queste problematiche. E' vero che ci sono dei precedenti per cui in presenza di un marchio registrato domini internet sono stati espropriati, ma è necessario verificare che tipo di protezione c'è per il marchio. Spesso vengono registrati solamente i loghi e non le parti testuali. Inoltre le registrazioni valgono per specifici Paesi e specifiche categorie (ad esempio il marchio "X" può essere registrato solo in Italia e solo per il settore delle Telecomunicazioni), quindi si dovrebbero vedere i documenti della registrazione del marchio. Se la registrazione è a livello europeo basta fare una semplice ricerca sul sito dell'UAMI per vederne i dettagli. Infine, come hanno detto anche altri nei precedenti commenti, è facilmente dimostrabile che "Marketing" e "sociale" sono 2 parole comuni, ma questo potrebbe comunque non bastare, se queste due parole vengono comunemente associate ad un particolare marchio (es. "Pagine gialle").
Angelo
Da Twitter > A Milano il tribunale ha risolto con Wikipedia http://ow.ly/4VmP6
Attenzione, la sentenza del 1996 sembra essere tra "i casi isoltati" rispetto alla giurisprudenza corrente .
Gli esempi citati nella pagina web linkata, tuttavia, non sono incentrati su "marchi deboli" come quello che appare essere "Marketing Sociale" e riguardano prevalentemente attività commerciali, lucrative. Appare comunque chiaro che, appena la questione diventa economica, profitto batte cultura (e sociale, salute, ecc) 10 a 0.
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